
Uno degli incentivi più concreti del fondo pensione negoziale. Eppure uno dei meno
conosciuti. Questa guida spiega come funziona il contributo aggiuntivo del datore di lavoro
per ogni tipologia di lavoratore che aderisce ad Agrifondo.
Cos’è il contributo datoriale e perché è importante
Quando si parla di previdenza complementare, l’attenzione va quasi sempre su quanto
l’iscritto versa di tasca propria. È comprensibile: è percepito come sacrificio immediato che
potrebbe incidere sulla capacità di risparmio dell’iscritto. Se quindi da una parte c’è il dubbio
“Me lo posso permettere?”, dall’altra c’è un altro elemento che spesso passa inosservato, e
che in molti casi vale quanto, se non più, di quello che si versa personalmente.
Si chiama contributo datoriale. È la quota aggiuntiva che il datore di lavoro aggiunge al
fondo pensione del lavoratore iscritto al fondo pensione negoziale previsto dal contratto
collettivo: è un diritto già scritto nel contratto, che si attiva solo se il lavoratore fa una precisa
scelta e che, in caso contrario, si perde. Definitivamente.
Per capire quanto vale questo diritto nel proprio caso specifico, è necessario guardare il
proprio contratto collettivo di riferimento.
Agrifondo è il fondo pensione negoziale dedicato agli operai agricoli florovivaisti e i quadri e
gli impiegati agricoli ma possono iscriversi anche altre figure collegate al mondo
dell’agricoltura, dell’allevamento e della pesca.
Una platea ampia e diversificata, con meccanismi di contribuzione che variano in base alla
categoria. Questa guida li analizza uno per uno.
Operai agricoli e florovivaisti e lavoratori settori affini
Lavori stagionali, contratti a tempo determinato, periodi di inoccupazione. La specificità dei
rapporti di lavoro nel settore agricolo non è semplice e può alimentare il falso mito che la
previdenza complementare “non sia una cosa per tutti”: che risparmiare sia difficile, che sia
necessario lasciare il TFR in azienda perché i soldi servono e sia meglio riceverli alla fine del
contratto.
Opinioni comprensibili. Ma se fosse possibile, allo stesso tempo, aumentare il proprio
risparmio e mantenere la stessa libertà di disporre del TFR alla cessazione del rapporto di
lavoro? È quello che accade con l’adesione esplicita ad Agrifondo: destinando il TFR
maturando al fondo pensione e versando una quota minima della propria retribuzione (1%),
il datore di lavoro aggiunge un ulteriore contributo (1%) che, senza iscrizione, ogni anno si
perde.
Vediamo i numeri.
Con una retribuzione lorda annua di 20.000 euro:
● contributo volontario (1,00%): 200 euro;
● contributo aggiuntivo dell’azienda (1,00%): 200 euro;
● TFR annuo: 1.382 euro.
Un versamento annuo di circa 1.780 euro che, alla cessazione del contratto, può essere
riscattato se ve ne fosse la necessità.
Agrifondo è strutturato per adattarsi alla frammentazione del lavoro agricolo. Anche con
contribuzioni contenute, il contributo aggiuntivo dell’azienda, sommato al proprio versamento
e al TFR, rappresenta un vantaggio previsto dal contratto che, senza una scelta, si perde
anno dopo anno.
Meccanismo analogo,anche per i lavoratori indicati qui di seguito, nella misura riportata:
| Contributo datoriale | Quota minima volontaria | |
|---|---|---|
| dipendenti delle organizzazioni di categoria (CIA, Confagricoltura, Coldiretti) | 1,20% | 1,00% |
| dipendenti Organizzazioni degli Allevatori, Consorzi ed Enti Zootecnici | 1,20% | 1,20% |
| Quadri e impiegati agricoli | 1,20% | 1,20% |
| Dirigenti dell'Agricoltura | 1,20% | 1,20% |
| Dirigenti Organizzazioni Allevatori, Consorzi ed Enti Zootecnici | 1,20% | 1,20% |
| Operai agricoli e florovivaisti | 1,00% | 1,00% |
| Lavoratori della pesca marittima | 1,50% | 1,50% |
| Dipendenti Fondazione Enpaia | 2,00% | 1,20% |
| Dipendenti Consorzi di Bonifica e Miglioramento Fondiario | 1,00% | 1,00% |
| Dirigenti Consorzi di Bonifica e Miglioramento Fondiario | 0,50% | 0,50% |
| Consorzi di vigilanza campestre Bari e B-A-T | 1,50% | 1,50% |
Impiegati e quadri agricoli (iscritti contrattuali)
Gli impiegati e i quadri agricoli hanno si trovano in una situazione del tutto particolare: sono
già iscritti automaticamente ad Agrifondo: il contratto collettivo prevede che il datore di
lavoro versi a proprio carico un contributo “contrattuale” pari a 10 euro ogni mese,
indipendentemente da qualsiasi scelta attiva da parte del lavoratore.
Se per loro, il TFR confluisce direttamente in Enpaia, nulla cambia per quanto concerne il
contributo datoriale: quando un impiegato agricolo decide di aggiungere una quota
volontaria alla propria posizione (1,20%), il datore di lavoro è tenuto ad aggiungere a sua
volta la sua quota aggiuntiva (1,20%). Il versamento volontario, in altre parole, sblocca un
ulteriore contributo dall’azienda.
Vediamo, anche in questo caso, i numeri.
Con una retribuzione lorda annua di 28.000 euro:
● contributo volontario (1,2%): 336 euro;
● contributo aggiuntivo dell’azienda (1,2%): 336 euro;
● contributo contrattuale: 120 euro.
Totale versato ad Agrifondo ogni anno: 792 euro, interamente deducibili fiscalmente.
Chi non conosce questo meccanismo continua a ricevere solo il contributo automatico (120
euro), lasciando sul tavolo una parte del beneficio a cui avrebbe diritto.
I versamenti volontari sono inoltre deducibili fiscalmente fino a 5.300 euro l’anno, con un
risparmio fiscale che si vede già direttamente in busta paga o nella dichiarazione dei redditi
dell’anno successivo.
Dirigenti agricoli
I dirigenti agricoli hanno accesso ad Agrifondo con condizioni che riflettono specificità simili
ai quadri e impiegati: se il TFR confluisce in Enpaia, l’iscrizione al fondo pensione attiva la
sola quota volontaria del lavoratore (almeno 1,20%) e il contributo datoriale (1,20%).
Su una retribuzione annua di 40.000 euro, il dirigente che risparmia mensilmente l’1,20%
della busta paga nel fondo pensione, attiva il contributo datoriale che alla fine dell’anno può
raggiungere i 480 euro.
Chi ha poi redditi più elevati, trovandosi tipicamente negli scaglioni IRPEF più alti, può
trovare nel fondo pensione un valido “alleato fiscale”: i versamenti sono deducibili
fiscalmente fino al 5.300 euro all’anno, producendo un beneficio concreto e immediato, che
si somma all’accumulo previdenziale nel lungo periodo.
Il contributo datoriale fa la differenza
Il contributo datoriale è uno degli elementi che distinguono strutturalmente un fondo
pensione negoziale da qualsiasi altra forma di risparmio o investimento. Non esiste un conto
corrente, un fondo comune o un prodotto assicurativo che aggiunga automaticamente una
quota del datore di lavoro a quanto si versa personalmente.
Conoscere il meccanismo specifico della propria categoria, quanto versa il datore, come si
calcola il beneficio fiscale, è il primo passo per fare una scelta davvero consapevole. Sapere
esattamente cosa si lascia sul tavolo è il modo più onesto per decidere se vale la pena fare
quel passo in più.
Se vuoi capire come funziona nel tuo caso specifico, scrivici. Agrifondo è qui per rispondere,
senza complicare le cose più del necessario.
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scrivici sui nostri canali social.
